Dati recenti sull'uso delle fitasi nei suini

Rafael Durán Giménez-Rico
15-Gen-2016 (10 anni 3 mesi fa)

Sono già passati quasi 30 anni da quanto si iniziò a sentire dei possibili benefici dell'uso delle fitasi in alimentazione animale, sopratutto i monogastrici. In allora, si parlava non solo del fosforo che poteva essere liberato dalle fitasi, ma anche dell'effetto negativo del fitato sulle performance. In allora il suo uso sembrava non prendere piede, sopratutto a causa del suo costo. Quando alcuni paesi come l'Olanda hanno visto la possiblità delle fitasi come potenti riduttori del fosforo escreto (metà degli anni 80) con le deiezioni, è da lì che il suo utilizzo nell'alimentazione dei suini aumentò. In modo veloce vorrei sottolineare alcuni risultati dell'uso delle fitasi in suinicoltura.

Utilizzo delle fitasi nei suini: un beneficio reale

Mentre l'introduzione della fitasi nel mercato mondiale è di circa il 90%, si stima che "solamente" il 70% degli allevatori di suini facciano uso di questa enzima. Questa tendenza è però in aumento, man mano che si apprezzano i benefici che il suo uso può portare, con dati che continuano ad essere pubblicati. Negli ultimi anni la ricerca, fatta in modo serio, è riuscita non solamente a dimostrare che la sostituzione delle fonti di fosforo inorganico nei suini per la fitasi è possibile, ma che ha anche un effetto su altri nutrienti che dobbiamo ora considerare. In questo articolo, darò delle brevi pennellate rispetto il suo uso nei suinetti svezzati e nell'ingrasso.

 

Uso delle fitasi in suinetti svezzati e in accrescimento

Gli enzimi endogeni non possono digerire il fitato  (tra lo 0,80%-1,2% della dieta, a seconda della formulazione). Questo provoca perdite endogene, diminuendo il valore nutritivo dei componenti. Studi recenti (Woyengo et al., 2012) dimostrano come i suinetti svezzati (7,4 kg) alimentati con una dieta sintetica molto digeribile - a base di caseina ed amido di mais -, aggiungendo fitato sintetico (e 0,56% di P-fitico),  determina un calo degli accrescimenti (37%), del consumo (18%) e dell'IC (25%). Studi precedenti dimostravano effetti molto similari con diminuzione della digeribilità dell'energia, proteina e aminoacidi per suini in accrescimento e all'ingrasso.

Effetto del fitato nei suinetti

Figura 1: Il fitato come elemento antinutrizionale riduce le performance dei suinetti (7,4 kg). Questi sono stati alimentati con diete molto digeribili, senza fitato (=blu) e con aggiunta di fitato (=rosso) (Woyengo, 2012).
(*) G/C = guadagno/consumo. Quanto maggiore il suo valore, miglior il risultato.

L'uso delle fitasi dimostra un effetto migliorativo della digeribilità al di là di quella sul calcio e fosforo. Studi ancora più recenti hanno utilizzato suinetti in accrescimento (22,1 e 30,3 kg, 2 periodi diversi con 16 suinetti intubati, divisi in 4 gruppi e alimenati in 2 periodi differenti; Adedokun et al., 2015). I dati di questo lavoro realizzato con una 6-fitasi di origine batterica in suinetti intubati, dimostrano un miglioramento significativo della digeribilità ileale dei nutrienti e dell'energia. La tabella 1 mostra come l'uso della fitasi migliora la digeribilità ileale apparente della S.S, N, Ca e P e dell' energia in  4.0, 3.4, 9.1, 15.2 e 3.1%, rispettivamente, oltre ad aumentare l'energia digeribile disponibile in 152 kcal/kg. Secondo gli autori, questa fitasi, a differenza di altre studiate, fu capace di migliorare significantemente la digeribilità ileale di tutti i parametri nutrizionali valutati, ottenendo miglioramenti più importanti per il  P (15,2%) ed il  Ca (9,1%). Anche se non presente nella tabella, l'inclusione a livelli superiori hanno migliorato in modo significativo anche la digeriblità ileale degli aminoacidi misurati.

Tabella 1: Digeribilità ileale apparente della S.S., di altri nutrienti e dell'energia digeribile in suini (22,1 e 30,3 kg; risultati di 2 periodi) alimentati con distinti livelli di 6-fitasi (Adedokun et al., 2015). I risultato mostrano i dati medi dei due periodi.

  Livello di inclusione di fitasi, FTU/kg  
  0 500 1000 2000 Prob.
N. replicazioni 7 8 7 8  
S.S., % 62,9 67,8 67,7 66,2 0,012
N, % 73,8 78,4 76,6 76,6 0,011
Ca, % 62,5 73,9 70,5 70,4 0,002
P, % 46,4 57,8 64,2 62,9 <0,001
Energia, % 66,4 69,5 68,6 70,4 0,068
Energia digeribile ileale, kcal/kg 2820 3008 2977 2930 0,053

 

Uso delle fitasi in ingrasso

E' chiaro che l'effetto delle fitasi sulla digeribilità, oltre all'azione sui minerali, è un tema che ogni giorno trova più evidenza. Però è il miglioramento della liberazione del fosforo a partire dalla molecola di P-fitico del mangime che ci può portare a non usare fonti di fosforo inorganico.

Nel Centro Agricolo Haus Düsse, Germania (DuPont, 2012) fu realizzato il seguente esperimento: 272 suini furono scelti (29-121 kg PV) e alimentati a broda in 3 fasi; la metà dei suini ricevette alimento con fosfato monocalcico (FMC) e 400FTU/kg di base e l'altra metà senza FMC, ma con l'aggiunta di 1000, 500 e 350 FTU/kg a seconda della fase alimentare, di 6-fitasi (batterica). Nella tabella 2,  i risultati mostrano che:

 

Tabella 2: Risultati comparativi dei suini in prova (29 a 121 kg PV) alimentati con  e senza FMC, ma con aggiunta di 6-fitasi
(1000 FTU/kg, 500 FTU/kg  e 350 FTU/kg) (DuPont 2012, documentazione propria).

  Controllo, FMC + 400 FTU/kg SENZA FMC + 6-fitasi
Incremento medio giornaliero, g/gg 878 873
IC, g/c 2,58 2,54
Peso carcassa, kg 94,6 95,2
Resa della carcassa, % 78,4 78,8
Carne magra, % 57,6 57,3
Ceneri nell'osso*, g/kg SS 582 587
Ca nelle ceneri dell'osso, % 38,2 37,5
P nelle ceneri dell'osso, % 17,8 17,5
Guadagno sul costo del mangime, €/capo 75,5 76,6 (+1,1)
P2O5, kg/capo** 1,331 0,857 (-36%)

(*): 16 suini/trattamento; 3° osso metacarpo, calcolo delle ceneri, Ca e P.
(**): Pentossido di P, calcolato = eliminazione di P (kg/capo) * 2,29

 

Riflessione finale

L'uso delle fitasi in suinicoltura si sta dimostrando un ottimo strumento per i nutrizionisti al momento della formulazione di mangimi a minor costo, migliorando ulteriormente la loro qualità.