La moderna produzione suinicola si trova ad affrontare sfide sempre più complesse nel mantenere un equilibrio tra salute e produttività. Anche con interventi precisi mirati a specifici agenti patogeni, è frequente osservare allevamenti con prestazioni inferiori alle aspettative o focolai persistenti di malattie. Ciò ci porta a interrogarci: Stiamo valutando tutti i fattori che incidono sulla salute degli animali?
Tra gli elementi che vengono spesso trascurati c'è il microbiota (un vero e proprio "organo invisibile"), che svolge un ruolo centrale nella salute, nell'immunità e nella produttività dei suini. Comprendere le sue dinamiche e come può squilibrarsi è sempre più fondamentale per il successo dei programmi di salute e nutrizione (Wang et al., 2025).
Il microbiota si riferisce all'insieme di microrganismi che popolano una specifica area del corpo, come l'intestino, le vie respiratorie o la pelle. Questi microrganismi interagiscono tra loro e con l'ospite, formando un sistema altamente dinamico.
Con l'avanzamento delle tecniche di sequenziamento di nuova generazione (NGS), i ricercatori hanno iniziato a studiare non solo chi sono questi microrganismi, ma anche cosa fanno. Ciò ha dato origine al concetto di microbioma, che comprende l'insieme dei genomi microbici e le loro funzionalità metaboliche (Berg et al., 2020), permettendoci di comprendere l'impatto di queste comunità sulla fisiologia e sulla risposta immunitaria dell'animale.
La colonizzazione microbica dei suini inizia già durante la vita intrauterina, intensificandosi alla nascita e durante i primi contatti con l'utero. La composizione iniziale del microbiota influenza direttamente lo sviluppo immunitario, l'efficienza alimentare e la resistenza alle infezioni per tutta la vita (Liu et al., 2023; Monteiro et al., 2022).
Tuttavia, questo microbiota non è statico. Si adatta continuamente in risposta a fattori fisiologici, nutrizionali, ambientali e gestionali, ed è proprio questa plasticità che determina la capacità dell'animale di mantenere un equilibrio tra salute e malattia (Luo et al., 2022).
Lo stato di eubiosi rappresenta l'equilibrio funzionale del microbiota, in cui microrganismi benefici coesistono in armonia, agendo nella protezione dell'ospite e nel mantenimento dell'omeostasi dell'organismo.
D'altra parte, la disbiosi si caratterizza per la perdita di questo equilibrio, sia a causa di una riduzione della diversità microbica, sia per alterazioni nell'abbondanza relativa, sia per la perdita della loro funzione protettiva.
La disbiosi è solitamente innescata da un disturbo ambientale o fisiologico derivante da fattori di stress quali:
Oltre alla perdita di diversità microbica, la disbiosi comporta una riduzione della funzionalità protettiva del microbiota, creando condizioni favorevoli alla proliferazione di patogeni opportunistici e processi infiammatori cronici.
Pertanto, gli animali con disbiosi diventano più vulnerabili alle infezioni, mostrano una produttività ridotta e presentano una maggiore incidenza di malattie enteriche e sistemiche (Tang et al., 2025). Mantenere l'eubiosi significa quindi preservare una delle principali barriere naturali contro le malattie.
Un microbiota sano agisce come una barriera difensiva naturale attraverso diversi meccanismi:

Diversi fattori interferiscono con la composizione e la stabilità del microbiota dei suini. Tra questi, la qualità della dieta, la gestione e l'ambiente influenzano direttamente l'equilibrio microbico (Tang et al., 2025).
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Nutrizione Diete con un eccesso di proteine non digerite, bassa fermentabilità delle fibre o transizioni brusche durante lo svezzamento possono causare fermentazione proteolitica e produzione di metaboliti tossici. Anche l'uso inappropriato di additivi alimentari compromette l'eubiosi. |
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Gestione e ambiente Lo stress da calore, lo stress sociale e lo stress da manipolazione aumentano i livelli di cortisolo e alterano l'immunomodulazione e l'equilibrio microbico. Le strutture scarsamente igienizzate e la scarsa qualità dell'acqua contribuiscono alla proliferazione di agenti patogeni. |
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Fattori fisiologici e genetici L'età, la genetica e la presenza di infezioni immunosoppressive (virali o batteriche) modulano direttamente la composizione microbica e la suscettibilità alle malattie. |
Tra i fattori più significativi nell'induzione della disbiosi vi è l'uso inappropriato di antimicrobici (AM). Sebbene siano essenziali per il trattamento delle infezioni, il loro uso continuo e indiscriminato ha profonde implicazioni negative per la salute degli animali e la sostenibilità della produzione (Upadhaya e Kim, 2022).
Il meccanismo d'azione degli antimicrobici, volto all'eliminazione dei patogeni, finisce per influenzare direttamente anche il microbiota e il suo equilibrio.

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Riduzione della diversità e perdita di funzionalità Gli antimicrobici, soprattutto quelli ad ampio spettro, riducono drasticamente la diversità e l'equilibrio microbico, compromettendo la funzionalità del microbiota. |
Selezione delle resistenze L'uso inappropriato di antimicrobici seleziona i batteri resistenti, eliminando quelli sensibili e permettendo ai batteri resistenti di moltiplicarsi e causare infezioni o focolai dopo il trattamento. |
Impegno per la resilienza In seguito a un trattamento antimicrobico, il microbiota intestinale perde diversità e funzionalità, riducendo la sua capacità di recupero. Questa ridotta resilienza aumenta in definitiva la suscettibilità a squilibri, infezioni ricorrenti e ricadute a lungo termine. |
Adattato da Seekatz AM et al, 2022
Lo scenario globale presenta numerose iniziative che impongono restrizioni sempre maggiori all'uso di antimicrobici nella produzione animale, spinte dalle preoccupazioni relative alla resistenza antimicrobica (AMR), una delle maggiori sfide per la salute pubblica a livello mondiale.
La restrizione sull'uso degli antimicrobici non deve essere interpretata come un vuoto terapeutico o l'assenza di alternative, bensì come la necessità di nuove strategie di gestione sanitaria. L'approccio del veterinario deve passare dall'azione curativa alla prevenzione proattiva, privilegiando le strategie di modulazione del microbiota, promozione dell'eubiosi e rafforzamento della resilienza come pilastri fondamentali per una salute e una produzione sostenibili.
Attualmente, l'industria offre già un arsenale di sostituti sicuri ed efficaci, tra cui spiccano i seguenti:
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Probiotici Microrganismi benefici (Lactobacillus, Bacillus) che competono con gli agenti patogeni, rafforzano l'immunità e riequilibrano il microbiota, risultando particolarmente utili durante lo svezzamento. |
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Prebiotici Fibre funzionali (FOS, MOS, inulina) che stimolano la crescita dei batteri benefici e aumentano la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), essenziali per l'integrità intestinale. |
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Acidi organici Riducono il pH gastrico e intestinale, inibendo E. coli y Salmonella, oltre a migliorare la digestione e il controllo intestinale. |
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Peptidi antimicrobici (PAMs) Molecole con azione diretta sui patogeni e basso impatto sul microbiota commensale, dotate di potenziale immunomodulatore. |
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Fitochimici ed estratti vegetali Composti naturali con azione antinfiammatoria, antiossidante e antimicrobica selettiva che favoriscono la salute intestinale e le prestazioni produttive. |
La relazione tra microbiota, disbiosi e malattia è multifattoriale e richiede un approccio integrato che comprenda nutrizione, gestione, ambiente e uso razionale degli antimicrobici. Incorporare il concetto di salute microbica nelle strategie di produzione è un passo essenziale verso un settore suinicolo più sostenibile e produttivo, in linea con i principi di One Health.